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Cinema |
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Titolo originale: Once Upon A Time In Mexico Regia: Robert Rodriguez Durata: 97 minuti Anno: Mexico/USA 2003 Sito ufficiale: www.sonypictures.com Trama: l’agente della CIA Sands (Johnny Depp) contatta il tenebroso Mariachi (Antonio Banderas) e lo convince ad aiutarlo nell’uccisione dell’ambizioso narcotrafficante Barillo: egli sta infatti organizzando un colpo di stato ai danni del governo messicano grazie all’aiuto del generale Marquez (Gerardo Vigil), reo di aver assassinato, anni prima, la bellissima moglie del Mariachi (Salma Hayek) e la loro bambina. Ma le cose non andranno come Sands si aspetta… Il malinconico personaggio creato da Rodriguez, ben interpretato da un rinnovato Antonio Banderas (che abbandona, anche se per poco, i buffi panni del genitore-spia di Spy Kids), torna sullo schermo per la terza volta con questa pellicola, che dovrebbe essere, almeno nelle intenzioni del regista, un tributo a Sergio Leone. In effetti qui troviamo tutti gli elementi tipici del western: belle donne, sparatorie, questioni d’onore che si risolvono nel sangue, eroi belli e dannati dal passato difficile, tradimenti…sfortunatamente tali caratteristiche non bastano, da sole, a fare un gran film, e questa pellicola ne è la conferma. Da ogni scena si evince infatti il desiderio del regista di innovare il genere e allo stesso tempo la paura di farlo, tanto che alla fine Rodriguez rimane intrappolato in questa ambiguità e crea un prodotto in cui i cliché del western vengono talmente stereotipati da risultare finti, irreali e quindi poco credibili. Un esempio di ciò sono i duelli, costruiti in puro stile spaghetti-western, con lunghi primi piani degli sguardi dei contendenti, ma con frequenti concessioni al pulp e ai polizieschi a stelle e strisce: l’effetto che si ottiene è quello di una lotta tra spagnoli che hanno visto troppi film hollywoodiani e si comportano come se fossero capitati sul set dell’ultimo sparatutto con Bruce Willis… I personaggi, pur essendo ben interpretati, non hanno spessore, sono esageratamente cinici o sentimentali o crudeli, senza la quasi totale possibilità di redenzione. Depp è bravo come sempre, soprattutto quando si tratta di fare la canaglia, e diciamo la verità, non si può fare a meno di tifare per il suo personaggio! Salma Hayek compare solo sottoforma di ricordo del Mariachi, dirà sì e no dieci battute: una fugace apparizione in un cast pieno di nomi famosi (c’è anche Mickey Rourke), non sempre garanzia di qualità; un esempio lampante è il tristissimo Enrique Iglesias, che in pratica interpreta se stesso (cioè un cantante piacione) e non riesce ad essere credibile! Sarà perché mantiene per tutta la durata del film la stessa identica espressione che lo accompagna da sempre nelle foto, nei video musicali e nei poster?! Per quanto riguarda l’ambientazione, probabilmente la cosa più riuscita, essa oscilla continuamente tra elementi del passato (le processioni in maschera, i villaggi di costruttori di chitarre) e del presente (i telefoni cellulari, la sala operatoria), creando così una sorta di universo parallelo – in cui anche un ultraquarantenne può arrampicarsi sulle pareti come Spiderman – a cui è piacevole abbandonarsi per un’oretta e passa, complice una colonna sonora davvero ben fatta; un mondo dai contorni spaziali e temporali rarefatti, un luogo irreale in cui si mescolano misticismo religioso, eroismo e tanto, tanto sangue: è soprattutto nella costruzione dei paesaggi che l’insegnamento di Leone viene a galla, questa volta con un risultato soddisfacente. Perché vederlo: © se per caso avete avuto modo di vedere i precedenti capitoli della saga, ora saprete come va a finire © Johnny e Salma sono una festa per gli occhi, e Banderas farà la felicità delle vostre mamme Perché non vederlo: ª è un film confuso, con una trama che si complica in maniera esagerata e l’immancabile lieto fine, con la punizione dei cattivi, lascia comunque l’amaro in bocca. |
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A cura di Aggiornato al |
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Listainpista scienze della comunicazione università statale milano
silvio sorrentinoclasse14 |
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