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Anche in
questo film infatti un gruppo di “sopravvissuti” all’epidemia che
sta trasformando in zombi la popolazione trova un angolo sicuro in
un centro commerciale deserto, che gli servirà da rifugio e fonte di
sostentamento; ma se tutto questo – lo shopping mall, lo
sfruttamento delle risorse, l’assedio degli zombi che premono per
entrare – era per Romero solo il pretesto per gettare una sferzante
e sarcastica accusa alla società dei consumi, nel film di Snyder
questo aspetto è virtualmente assente, come coerentemente richiesto
da quella che è la rilettura più attuale e contemporanea dei
personaggi degli zombi.
In questo
senso, ancor di più che al film di Romero, L’alba dei morti
viventi è infatti debitore nei confronti di
28 giorni dopo.
Del film diretto da
Danny Boyle
vengono non solo riprese le caratteristiche dei morti viventi ma
anche la riflessione e l’attenzione posta sulle risposte che i
singoli ed il gruppo danno nei confronti della catastrofe che li
circonda: come nel film di Boyle infatti gli zombi non sono più
creature inesorabili ma lente e vittime di una sorta di trance
(trance indotta dal Sistema che ipnotizza e soggioga), ma esseri
veloci, frenetici ed aggressivi (come l’individuo contemporaneo),
non vittime controllate dal Sistema ma schegge impazzite e fuori
controllo, che si rivoltano contro tutto e tutti. Non a caso, come
nel film di Boyle, le immagini all’inizio del film, quelle che
mostrano l’avvio dell’apocalisse, sono immagini dove è la rabbia
irrazionale delle grandi folle a farla da padrona; e non a caso si
pone ancora una volta l’accento sulla causa virale alla radice del
problema.
Per questi motivi il film di Snyder è decisamente più frenetico ed
adrenalinico rispetto a quello di Romero, basandosi su di
un’estetica cinematografica che non è tanto ispirata (come spesso di
recente accade in casi simili) a quella della pubblicità e dei
videoclip, quanto ad un’interessante rielaborazione di quella dei
videogame, come dimostrano alcune scene molto riuscite come quella
della fuga in auto di
Sarah Polley.
Ma come l’originale, nemmeno questo remake si tira indietro quando
si tratta di calcare la mano sugli aspetti e sui momenti più gore
della storia, regalando alcune delle scene più splatter viste
recentemente al cinema in un film proveniente da una major,
né quando si tratta di inserire elementi ironici e ricchi di humor
nero; e non a caso alcune delle scene più riuscite della pellicola
nascono dall’unione tra questi due elementi, come quella del ludico
e spensierati gioco del tiro al bersaglio sugli zombi assiepati in
strada. Tanta ironia quindi, ma anche tante scene forti e ricche di
pathos (la sottotrama della coppia che aspetta un bambino ne è
testimonianza), in un film che oltre all’originale regala anche una
serie di citazioni e strizzate d’occhio riguardanti altri film del
panorama horror contemporaneo, come il già citato 28 giorni dopo,
e ancora il zombesco
Resident Evil
e persino
Final Destination.
Il tutto sopportato da un cast decisamente in parte del suo
complesso e da una colonna sonora coinvolgente e funzionale.
Tra elementi originali e citazioni, tra momenti gore e duri ed altri
più perversamente spensierati, L’alba dei morti viventi
scorre avvincente e irrefrenabile per tutta la sua durata, regalando
un intrattenimento più che godibile anche per chi l’horror lo
mastica poco, partendo soprattutto con un incipit folgorante. L’
intero film ètutto incorniciato da due splendide sequenze di titoli
di testa e titoli di coda, assolutamente da non perdere, soprattutto
quello finale…non andate via dalla sala prima che sia tutto finito!
Complimenti quindi a Snyder, che è riuscito ad omaggiare un
capolavoro come il film di Romero del 1978 ed al contempo ha
realizzato un film efficace e legato alle ansie della
contemporaneità, come ogni horror che si rispetti dovrebbe fare. |