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Come reagireste se,
dopo un lungo viaggio in aereo verso un paese di cui comprendete a
mala pena la lingua, veniste bruscamente allontanati dalla dogana,
condotti in un ufficio ed in seguito accompagnati nella cosiddetta
“zona franca”, ricca di negozi in cui non potete comprare nulla
perché la vostra moneta non ha alcun valore, mentre tutti intorno vi
fanno lunghi e complessi discorsi, di cui l’unica parola che capite
è il nome del vostro paese natale?
Viktor Navorski
(Tom Hanks), il simpatico protagonista dell’ultimo film di
Spielberg, si ritrova in una situazione del genere. Dopo un
comprensibile momento di sconforto – straziante la scena in cui
corre disperato per il terminal alla ricerca di un televisore che
gli permetta di vedere le immagini provenienti dal suo paese,
gettato nel caos amministrativo e politico da un colpo di stato,
motivo per cui i suoi documenti non hanno validità –
Viktor
si rimbocca le maniche e, con tanta buona volontà e una spontaneità
pari solo a quella di un altro famoso personaggio di Hanks, Forrest
Gump, si rifà una nuova vita all’interno del terminal, con tanto di
abitazione completa di camera da letto, bagno con doccia e sala da
pranzo. Inoltre, nonostante il grande scoglio della lingua, che
riuscirà a superare brillantemente grazie ad un astuto quanto
semplice stratagemma, combatte e supera le diffidenze dei lavoratori
dell’aeroporto, i quali lo accolgono sotto la loro ala, facendone
addirittura il loro beniamino. E non manca un incontro galante con
la bella hostess Amelia (una schiva e per questo più
affascinante Catherine Zeta-Jones).
Un po’ favola moderna,
un po’ satira dell’America terra di libertà eppure legata a
un’eccessiva burocrazia, questa pellicola di Spielberg (presentato
all’ultimo festival del cinema di Venezia) si presta a diverse
considerazioni. Innanzitutto, è innegabile che Hanks, per creare
questo singolare personaggio, si sia ispirato a due delle sue più
famose e riuscite interpretazioni: Forrest Gump (nell’omonimo
film) e Chuck Noland in “Cast Away”; come sempre, con la sua
grande maestria è riuscito poi a mixarle brillantemente e ad
aggiungerci qualcosa di nuovo, che rende Viktor un personaggio che
ispira simpatia e tenerezza al primo sguardo. Quando poi si scoprirà
il motivo che ha spinto uno spaurito abitante della Krakhozia
(l’immaginario paese dell’Est Europa da cui proviene Viktor) a
recarsi a New York solo per una notte – tale era la durata del
soggiorno inizialmente ipotizzata dal protagonista, che poi si
protrarrà per 9 mesi – non si potrà che innamorarsi di lui.
Ma l’arrivo di Viktor
negli USA scatena anche una serie di avvenimenti che coinvolgono
altri personaggi del film – non semplici spalle, ma veri e propri
co-protagonisti – e che, probabilmente, senza di lui, non si
sarebbero verificati. Grazie alla sua spontaneità e alla sua
semplicità, riesce, tra le altre cose, a convincere l’affascinante
poliziotta Dolores (Zoë Saldana) a conoscere e sposare
un umile addetto ai vassoi dei pranzi degli aerei (Enrique,
interpretato da un convincente Diego Luna). Ma soprattutto
dimostra in più di un’occasione
come
la burocrazia non sempre rappresenti la verità e la via da seguire,
come invece crede il suo nemico-antagonista Frank Dixon,
commissario aeroportuale del J.F. Kennedy, che è convinto che
l’unico modo per “aiutare” Viktor, ma soprattutto per liberarsi
della scocciatura di doversi occupare di una persona il cui caso si
dimostra essere una “falla burocratica” e quindi ingestibile secondo
l’ordinaria amministrazione, sia spingerlo a violare di propria
iniziativa la legge, uscendo dall’aeroporto e passando dalla
condizione di “inaccettabile” a “fuorilegge”, divenendo a questo
punto di competenza della polizia regolare. Un personaggio
tormentato e ben reso da Stanley Tucci, già a fianco di Tom
Hanks in “Era Mio Padre”.
Tra i temi ben
sviluppati da Spielberg in questo film, pur peccando a volte in un
eccessivo buonismo, ma mai cascando nella banalità (vedasi finale
con happy end a metà) figurano dunque quello dell’attesa
(tutti i personaggi aspettano qualcosa o qualcuno, ma solo alcuni
alla fine verranno soddisfatti), oltre a quelli più comuni dell’amicizia,
della caparbietà e dell’ingegno umano, della
solidarietà spontanea che lega tra loro gli stranieri in terra
straniera, dell’amore (ma non lasciatevi ingannare dal
trailer, la relazione tra Viktor ed Amelia non è affatto il filo
conduttore della pellicola!); inoltre, Spielberg ci mostra come sia
inutile cercare di stare sempre alle regole e credere ciecamente
nella validità delle leggi sacrificando il buon senso, perché
comunque basta un nulla per “aggirare il sistema”…e questa
importante lezione di vita arriva da un uomo proveniente niente meno
che da un paese dell’Ex URSS…
Curiosità
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Il film non è
stato girato nell’aeroporto di New York City, ma il terminal è
stato ricostruito in un hangar nel centro aerospaziale di
Palmdale, California
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Il paese da cui
proviene Viktor, la Krakhozia, in realtà non esiste. Tom Hanks,
nella versione in lingua originale, parla in bulgaro (sembrando
peraltro un vero bulgaro che si cimenti per la prima volta nel
parlare l’american english)
-
La trama prende
spunto da un fatto realmente accaduto all’aeroporto C. de Gaulle,
a Parigi
Sito ufficiale
del film:
theterminal-themovie.com
Sito ufficiale
italiano:
www.theterminal-ilfilm.it |