Il sito degli studenti di Comunicazione e Società

home

esami

documenti

contatti

link

Anno IV

Ottobre 2004

Numero 12

 

Cinema

 

 

 

 

 

A cura di

Carola

 

 

Aggiornato al

4 ottobre 2004

 

 

 

 

 

 

C'era una volta in Messico

 Anime (...e manga!)

The Passion

 

L'alba dei morti viventi

 

The Terminal

The Terminal

 

Come reagireste se, dopo un lungo viaggio in aereo verso un paese di cui comprendete a mala pena la lingua, veniste bruscamente allontanati dalla dogana, condotti in un ufficio ed in seguito accompagnati nella cosiddetta “zona franca”, ricca di negozi in cui non potete comprare nulla perché la vostra moneta non ha alcun valore, mentre tutti intorno vi fanno lunghi e complessi discorsi, di cui l’unica parola che capite è il nome del vostro paese natale?

Viktor Navorski (Tom Hanks), il simpatico protagonista dell’ultimo film di Spielberg, si ritrova in una situazione del genere. Dopo un comprensibile momento di sconforto – straziante la scena in cui corre disperato per il terminal alla ricerca di un televisore che gli permetta di vedere le immagini provenienti dal suo paese, gettato nel caos amministrativo e politico da un colpo di stato, motivo per cui i suoi documenti non hanno validità – Viktor si rimbocca le maniche e, con tanta buona volontà e una spontaneità pari solo a quella di un altro famoso personaggio di Hanks, Forrest Gump, si rifà una nuova vita all’interno del terminal, con tanto di abitazione completa di camera da letto, bagno con doccia e sala da pranzo. Inoltre, nonostante il grande scoglio della lingua, che riuscirà a superare brillantemente grazie ad un astuto quanto semplice stratagemma, combatte e supera le diffidenze dei lavoratori dell’aeroporto, i quali lo accolgono sotto la loro ala, facendone addirittura il loro beniamino. E non manca un incontro galante con la bella hostess Amelia (una schiva e per questo più affascinante Catherine Zeta-Jones).

 

Un po’ favola moderna, un po’ satira dell’America terra di libertà eppure legata a un’eccessiva burocrazia, questa pellicola di Spielberg (presentato all’ultimo festival del cinema di Venezia) si presta a diverse considerazioni. Innanzitutto, è innegabile che Hanks, per creare questo singolare personaggio, si sia ispirato a due delle sue più famose e riuscite interpretazioni: Forrest Gump (nell’omonimo film) e Chuck Noland in “Cast Away”; come sempre, con la sua grande maestria è riuscito poi a mixarle brillantemente e ad aggiungerci qualcosa di nuovo, che rende Viktor un personaggio che ispira simpatia e tenerezza al primo sguardo. Quando poi si scoprirà il motivo che ha spinto uno spaurito abitante della Krakhozia (l’immaginario paese dell’Est Europa da cui proviene Viktor) a recarsi a New York solo per una notte – tale era la durata del soggiorno inizialmente ipotizzata dal protagonista, che poi si protrarrà per 9 mesi – non si potrà che innamorarsi di lui.

 

Ma l’arrivo di Viktor negli USA scatena anche una serie di avvenimenti che coinvolgono altri personaggi del film – non semplici spalle, ma veri e propri co-protagonisti – e che, probabilmente, senza di lui, non si sarebbero verificati. Grazie alla sua spontaneità e alla sua semplicità, riesce, tra le altre cose, a convincere l’affascinante poliziotta Dolores (Zoë Saldana) a conoscere e sposare un umile addetto ai vassoi dei pranzi degli aerei (Enrique, interpretato da un convincente Diego Luna). Ma soprattutto dimostra in più di un’occasione come la burocrazia non sempre rappresenti la verità e la via da seguire, come invece crede il suo nemico-antagonista Frank Dixon, commissario aeroportuale del J.F. Kennedy, che è convinto che l’unico modo per “aiutare” Viktor, ma soprattutto per liberarsi della scocciatura di doversi occupare di una persona il cui caso si dimostra essere una “falla burocratica” e quindi ingestibile secondo l’ordinaria amministrazione,  sia spingerlo a violare di propria iniziativa la legge, uscendo dall’aeroporto e passando dalla condizione di “inaccettabile” a “fuorilegge”, divenendo a questo punto di competenza della polizia regolare. Un personaggio tormentato e ben reso da Stanley Tucci, già a fianco di Tom Hanks in “Era Mio Padre”.

 

Tra i temi ben sviluppati da Spielberg in questo film, pur peccando a volte in un eccessivo buonismo, ma mai cascando nella banalità (vedasi finale con happy end a metà) figurano dunque quello dell’attesa (tutti i personaggi aspettano qualcosa o qualcuno, ma solo alcuni alla fine verranno soddisfatti), oltre a quelli più comuni dell’amicizia, della caparbietà e dell’ingegno umano, della solidarietà spontanea che lega tra loro gli stranieri in terra straniera, dell’amore (ma non lasciatevi ingannare dal trailer, la relazione tra Viktor ed Amelia non è affatto il filo conduttore della pellicola!); inoltre, Spielberg ci mostra come sia inutile cercare di stare sempre alle regole e credere ciecamente nella validità delle leggi sacrificando il buon senso, perché comunque basta un nulla per “aggirare il sistema”…e questa importante lezione di vita arriva da un uomo proveniente niente meno che da un paese dell’Ex URSS…

 

Curiosità

  • Il film non è stato girato nell’aeroporto di New York City, ma il terminal è stato ricostruito in un hangar nel centro aerospaziale di Palmdale, California
  • Il paese da cui proviene Viktor, la Krakhozia, in realtà non esiste. Tom Hanks, nella versione in lingua originale, parla in bulgaro (sembrando peraltro un vero bulgaro che si cimenti per la prima volta nel parlare l’american english)
  • La trama prende spunto da un fatto realmente accaduto all’aeroporto C. de Gaulle, a Parigi

 

Sito ufficiale del film: theterminal-themovie.com

Sito ufficiale italiano: www.theterminal-ilfilm.it