ROMANZO CRIMINALE

Romanzo Criminale. Per una volta il titolo è calza perfettamente alla storia che Michele Placido vuole raccontarci. Questo film è una favola, la favola di un gruppo di amici che durante la crescita capiscono che dalla vita vogliono di più della squallida esistenza nella periferia romana che si prepara per loro. Sanno che il loro futuro non è “timbrare il cartellino” tutta la vita (E' il Freddo, alla fine del film a dichiararlo con la lucidità di chi finalmente riesce a vedere il quadro completo, in tutte le sue sfumature). Nella vita di questi ragazzi ci sono soldi, donne, ma anche voglia di riscatto, voglia di “urlare” la propria esistenza in una società, quella degli anni sessanta, che accetta i giovani solo perché presto saranno adulti, in tutto e per tutto simili ai loro padri.
Il rito di iniziazione alla nuova vita avviene per loro da giovanissimi quando, dopo il furto di un'auto, uno di loro muore per una ferita mentre gli altri riescono a scappare dalla polizia che li insegue. Superata questa prima e fondamentale soglia tutto poi diviene più facile e, anestetizzati dall'euforia, si addentrano sempre più nel mondo del crimine. Dapprima un sequestro, poi l'ingresso del giro della droga fino all'apice del successo: sono loro ora i nuovi “re” di Roma. E, come sempre accade, da questo momento inizia lo sfacelo, l'autodistruzione causata sia dalla tenacia del giovane Scialoja, un tenente di polizia che assiduamente segue le tracce della banda per sgominarla, sia per l'eccessiva brama degli stessi componenti del gruppo, che da compagni cominciano una guerra fratricida gli uni contro gli altri in un vortice di vendette personali e “regolamenti di conti”.
Ciò che però colpisce è la contrapposizione netta dei personaggi all'interno della banda: da una parte gli “infami”, i traditori, dall'altra gli “onesti”. Ci si ritrova dunque, fra sangue, sparatorie, bombe e omicidi a sangue freddo (vi assicuro, ce ne sono molti) a tifare per i cattivi, per i criminali, a rispettare profondamente il senso di lealtà e amicizia che dimostrano, e li si compatisce (nel senso più completo della parola) pienamente nella loro fine completamente priva di gloria. Un cadavere abbandonato davanti ad una chiesa.
E sullo sfondo, l'Italia nella transizione che la porterà in una nuova era, dall'assassinio di Aldo Moro al tragico attentato alla stazione di Bologna. Un film da vedere e su cui riflettere.

Per passare poi ad una chiave di lettura un po' meno “pesa”, il film vale la pena di essere visto sia dal pubblico maschile sia e soprattutto da quello femminile. Il cast è infatti di quelli “da paura”: Stefano Accorsi, che è forse l'attore italiano di maggior successo, non perde un briciolo del suo fascino, Kim Rossi Stuart (ve lo ricordate in Fantaghirò? Beh, dimenticate quella faccia carina da bravo ragazzo!) nella parte del super cattivo fa tremare le ginocchia da quanto è figo, e neppure Pierfrancesco Favino (Libano) e Claudio Santamaria (Dandi) fanno brutta figura. Inoltre partecipa anche l'idolo del momento delle ragazzine Riccardo Scamarcio (Nero) nei panni di un irritante killer. Non c'è che dire, il bel tenebroso va ancora per la maggiore. Per i maschietti, oltre alla buona dose di violenza (sotto forma di omicidi e pestaggi vari), ci sono anche due splendide ragazze, Jasmine Trinca, nei panni della brava ragazza (Roberta) di cui il Freddo si innamora pazzamente e l'altra, la veramente bellissima Anna Mouglalis (non per nulla è testimonial per Chanel), nel ruolo dell'immancabile femme fatale, cioè della prostituta Patrizia, contesa dal Dandi e dal poliziotto Scialoja, di cui finisce per innamorarsi.
Attenzione però a chi si annoia facilmente, questo film dura la bellezza di 2 ore e 30 minuti, non tutti brillanti.